Aborto: l'Ru486 è un diritto delle donne, altro che Babbo Natale

Situazione a macchia di leopardo tra le regioni italiane per quanto riguarda l'utilizzo della RU486, la pillola abortiva che consente alle donne di evitare l'interruzione di gravidanza chirurgica.

I dati forniti dalla Nordic Pharma, la casa farmaceutica che distribuisce il farmaco in Italia dal 1 aprile 2010, disegnano una mappa che rendere l'idea dell'attenzione riservata alle donne, in un momento delicato come quello dell'aborto.

Un quarto delle donne, con una gravidanza sotto le sette settimane, decide di abortire scegliendo il sistema farmacologico, cioè la pillola RU486.

Marco Durini, direttore medico della Nordic Pharma, ha spiegato che in un anno in Italia vengono praticati circa 118mila aborti che rientrano nella legge 194, di questi 30mila sono sotto le sette settimane. Stando ai dati forniti, nel 2010 sono state vendute 4300 confezioni, mentre nel 2011 finora il numero arriva a 6700. La stima è quella di arrivare alla fine dell'anno ad 8mila.

Su questi dati la domanda è legittima, e la rivolgiamo a Elisabetta Canitano, presidente dell'Associazione Vita di Donna.

Come mai, visto che sono state 30 mila le donne che hanno avuto un'interruzione di gravidanza sotto le 7 settimane, solo 8 mila hanno usufruito dell'RU486?

"La causa è nelle difficoltà che sono state messe nell'utilizzo di questo farmaco - spiega Canitano - soprattutto per quello che riguarda l'obbligo di ricovero ordinario. Molte donne non possono usarlo, cosa tanto più grave in quanto le raccomandazioni internazionali danno l'aborto medico come miglior scelta rispetto al chirurgico (fino a 7 settimane). Il numero, oltretutto è sottostimato perché in molti centri non si esegue l'aborto chirurgico prima dell'ottava settimana e quindi le donne sono costrette a ritardare oltre i 7 giorni di riflessione previsti dalla legge. Se la RU486 fosse più disponibile, le interruzioni prima della settima settimana sarebbero molte di più di 30 mila".

L'unica regione che ha autorizzato un protocollo in day-hospital, oltre al ricovero ordinario, è l'Emilia Romagna. Nelle altre, soprattutto in quelle ai primi posti per utilizzo, molte delle pazienti firmano volontariamente le dimissioni per poi rientrare dopo i due giorni previsti.

Il Piemonte è al primo posto nella classifica delle vendite con 1972 confezioni vendute. Seguono Puglia (991), Liguria (718) e Toscana (701).

A colpire di più l'attenzione, sottolinea Durini, è il "ritardo" di Lazio e Lombardia, che insieme contano oltre un terzo di tutti gli aborti nazionali secondo la legge 194.

Ieri a Torino i radicali hanno manifestato davanti al palazzo della regione Piemonte in Piazza Castello per chiedere "che si ponga fine alla finzione del doppio ricovero ordinario". In stile tutto radicale si sono presentati vestiti da Babbo Natale con dei sacchi pieni di confezioni di RU486. L'iniziativa è stata bollata "di cattivo gusto" dalla vicecapogruppo del Pdl in consiglio regionale, Augusta Montaruli.

Al di là delle provocazioni, ci si augura che il nuovo governo e il nuovo ministro portino il nostro Paese all'altezza degli altri paesi europei. I radicali hanno scelto un modo eclatante per sottolineare questo problema che riguarda la vita quotidiana e la sofferenza delle donne.

M.D.

IN ARGOMENTO:

Aborto: il metodo farmacologico, la pillola abortiva RU486

Con l'Ru486 donne libere di scegliere. Perchè no?

Pubblicato 27/11/2011

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