Aborto: rivoluzione nel Lazio, no all'obiezione nei consultori

Soddisfazione tra le associazioni. Laiga: “Un medico stipendiato dallo Stato ha l’obbligo di applicare la legge”. Vita di Donna: “Bravo Zingaretti”.

Con un decreto la Regione Lazio obbliga i medici obiettori in servizio presso i Consultori Familiari a rilasciare alla donna che ha scelto di abortire la certificazione necessaria per richiedere l’interruzione volontaria di gravidanza presso le strutture autorizzate, come previsto dalla Legge 194.

In un Paese in cui l’obiezione di coscienza rende sempre più difficile il riconoscimento di questo diritto, la notizia, apparsa sul sito dell’Associazione Vita di Donna Onlus, è piuttosto importante e probabilmente destinata a suscitare molte polemiche.

Il giro di vite operato dalla Regione governata da Nicola Zingaretti, infatti, non lascerebbe scampo ai sanitari che hanno sollevato l’obiezione di coscienza, grazie alla quale hanno finora evitato anche le pratiche ‘propedeutiche’ all’aborto qualora lavorino nei Consultori.

Per meglio comprendere l’importanza del provvedimento ricordiamo che secondo la legge 194/78, la donna che decide di interrompere la gravidanza deve ottenere da un medico la necessaria documentazione che le consenta di richiedere l’aborto. Prima di produrre il documento, il medico deve avere un colloquio con la paziente nel corso del quale si analizzano i motivi della richiesta. A questo punto il medico rilascia la certificazione con l’invito a riflettere per 7 giorni, trascorsi i quali la donna può recarsi in una struttura autorizzata.

In genere, il medico che espleta questa prima procedura non è quello che poi praticherà l’interruzione della gravidanza (farmacologica o chirurgica).

Finora i medici obiettori di coscienza in servizio presso i Consultori non ottemperavano a questa attività, perché rientrante nella procedura che regola l’aborto in Italia. Ed è qui che si inserisce il decreto della Regione che nella sostanza spiega come l’obiezione di coscienza “riguardi l'attività degli operatori impegnati esclusivamente nel trattamento dell'interruzione volontaria di gravidanza”.

In sintesi, secondo la Regione, si può obiettare solo sulla pratica dell’aborto ma non sulle attività propedeutiche come l’attestare lo stato di gravidanza e certificare la richiesta della donna che vuole abortire.

Tuttavia il provvedimento della Regione sembra apparentemente in conflitto con quanto previsto dalla legge 194/78 che, invece, consente agli obiettori, in base all’art. 9, di non espletare queste procedure.

Abbiamo chiesto lumi alla ginecologa Silvana Agatone, presidente della Laiga (Libera Associazione Italiana Ginecologi per l’applicazione della legge 194/78).

Dott.ssa Agatone, questo conflitto tra la legge nazionale ed il decreto della Regione Lazio esiste?

"Questo conflitto apparentemente esiste, ma il presidente Zingaretti ha finalmente avuto il coraggio di rivelarne l’inconsistenza. Non si vede perché un medico obiettore non possa affrontare con la donna le problematiche che la inducono all’aborto e rilasciarle relativa documentazione".

Pensa che l’applicazione del decreto incontrerà dei problemi?

"E’ possibile che coloro che considerano tutto ciò che concerne l’aborto come inavvicinabile, protestino. Ricordiamo cuochi che non volevano cucinare per le donne che avevano abortito e operatori che non volevano lavare i ferri. E’ora di finirla con queste opposizioni strumentali".

Abbiamo anche sentito Lisa Canitano, presidente dell’Associazione Vita di Donna che ha pubblicato la notizia sul suo sito.

Dott.ssa Canitano, ultimamente Vita di Donna non è stata molto tenera con la Regione Lazio. Ora esprime soddisfazione per questo provvedimento firmato da Zingaretti.

"Noi continuiamo ad essere in disaccordo con le scelte di politica sanitaria attuata da questa Regione. Troppe risorse sono destinate in modo incontrollato alle strutture private, mentre quelle pubbliche soffrono per mancanza di personale e di attrezzature. Tuttavia, già con la decisione sulla Ru486 in day hospital, ed ora con questo importante provvedimento sui Consultori, Zingaretti dimostra di avere a cuore la libertà di scelta delle donne. E’ giusto e sacrosanto rendergli merito".

Perché è importante?

"Questa posizione del governatore riafferma il diritto di governare la Regione da un punto di vista politico, nel senso più bello di questa parola. Adesso sappiamo che quando governa il centrosinistra le donne possono vedere rispettati i loro diritti".

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