Aborto, legge 194 compie 35 anni ed ancora va difesa con le unghie

Il 9 di marzo di questo anno a Milano, nel corso di un convegno intitolato ”Legge 194: cosa vogliono le donne”, promosso da Usciamo dal Silenzio, Libera Università delle Donne e i Consultori privati laici con il Comune di Milano, è stato presentato il Manifesto per la piena applicazione della legge 194.

Tutto ciò a 35 anni dalla promulgazione di una legge che finalmente iniziava ad avvicinare l’Italia, ancora allora piccola bigotta e provinciale, alle grandi civiltà occidentali.

Credo che al di la di come chiunque di noi la pensi e fatti salvi gli integralisti di qualunque credo, nessuno potrà negare che nel 1978 l’Italia ha compiuto uno dei suoi momenti di svolta culturale. Il decennio degli anni ’70, che era partito con l’approvazione a Dicembre 1970 della legge sul divorzio è stato un periodo innovativo che ha introdotto una nuova normativa: la legge sull’aborto.

Ancor più che contro il divorzio sulla legge 194 l’offensiva per abbatterla, stravolgerla, diminuirne la capacita di intervento, non è mai finita, ed oggi nel nostro Paese è pesantemente a rischio nel silenzio della politica.

Secondo i dati ufficiali del Ministero della Salute, i ginecologi obiettori di coscienza sono ormai il 65% al Nord, il 69% al centro, il 77% al Sud e il 71% nelle isole.

La media italiana sarebbe intorno al 69% ma secondo molte organizzazioni i dati ministeriali non sarebbero corretti e sottostimano o nascondono i numeri reali.

Ad esempio in alcune provincie lombarde la percentuale degli obiettori reale è di 8 punti in più rispetto al dato ministeriale, 83% rispetto a 75%.

Risulta inoltre che i medici non obiettori si concentrino nella fascia di età tra i 35 e i 50 anni, mentre l’obiezione è diffusissima tra i più giovani e le più giovani, dato questo che secondo me è legato da una parte a reali valori etici che impediscono di accettare la legge, ma è soprattutto legato al fatto che un medico non obiettore non farà mai carriera in ospedale.

Di fronte a questo quadro disastroso il gruppo di SEL ha presentato una mozione alla Camera che impegna appunto il Governo a garantire la ''piena applicazione della legge su tutto il territorio nazionale''.

La deputata di Sel, Marisa Nicchi, ha chiesto la piena applicazione della 194 a 35 anni dalla sua promulgazione.

La deputata ha sottolineato che l’obiezione di coscienza ''deve essere individuale e non di struttura, poiché la legge dice chiaramente che va comunque garantito alla donna il diritto di ricorrere all'Ivg. Ciò, però, non avviene''

Nella stessa mozione SEL chiede anche che il Governo si attivi affinché l'Ivg farmacologica, con l'utilizzo della pillola RU486, ''possa essere praticata in regime di day hospital, che non comporta maggiori rischi per la salute e costa meno, regime già applicato in molti altri paesi europei.

Il mio sogno è che prima o poi questo Paese in mano alle forze clericali, un paese in cui il femminicidio colpisce ogni giorno, arrivi ad avere la civiltà di un nazione come il Canada, paese non certamente di sinistra, che già da molti anni ha rinunciato ad avere una legge specifica sull’interruzione di gravidanza affermando che le Ivg possono essere fatte in maniera effettiva ed eticamente corretta, applicando semplicemente i normali standard dell’assistenza sanitaria senza che ci sia il bisogno di avere un controllo attraverso una legge civile o penale.

La Corte Suprema del Canada stabili nel 1988 che “La libertà in una società democratica e libera non richiede che lo stato approvi queste decisioni ma semplicemente che le rispetti”.

Inoltre in una sentenza del 1999 la Corte Suprema stabili che: ”Una donna incinta ed il suo feto sono fisicamente una sola cosa, nel senso che lei porta il feto in se stessa. L’unità fisica tra la donna incinta ed il feto significa che l’imposizione del dovere di averne cura comporta un profondo compromesso tra la sua vita privata e la sua autonomia”.

Un sogno?

Visto il nostro Paese sicuramente si, ma per questo c’è la lotta per far si che su questa legge non cada quel silenzio che poi permetterebbe di cancellarla.

Pubblicata 21/5/2013

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