Troppi bisturi in sala parto

Il rapporto Euro-Peristat sulla salute materno-infantile in Europa, indica che in Italia c'è una elevata propensione a partorire con taglio cesareo

 

"La posizione del nostro Paese nel complesso è intermedia e in linea con il resto dell'Europa occidentale, ma spicca il primato nei cesarei: con il 38% l'Italia surclassa tutti, anche il Portogallo che si ferma al 33%" spiega Marina Cuttini, responsabile dell'Epidemiologia dell'ospedale Bambino Gesù di Roma, coordinatrice per l'Italia del Progetto condotto in 26 Paesi europei.

In Slovenia e Olanda, infatti, i casi di taglio cesareo si fermano rispettivamente al 14% e al 15%. "E' importante dire che quello italiano è un dato non omogeneo: si va dal 22% della Valle d'Aosta, al 24% circa in Friuli e Toscana, per salire al 42% nel Lazio e addirittura al 62% circa della Campania", precisa Cuttini.

Un elemento che solo in parte, secondo l'esperta, è dovuto alle richieste materne. "Secondo le stime disponibili - prosegue - in appena il 7% dei casi è la mamma a chiedere un cesareo, e bisognerebbe capire bene perché lo fa. Certo, il medico vive questo approccio come sicuro, utile per una miglior programmazione e un maggior controllo dell'evento, anche a fronte dell'alta percentuale di donne che decide di avere il primo figlio dopo i 35 anni.

Ma il record dei cesarei evidenza un eccesso di medicalizzazione nel nostro Paese, che deve essere indagato e a mio parere contrastato". Altro elemento peculiare della realtà italiana, quello dell'episiotomia.

Si ricorre a questo approccio nel 10% dei parti vaginali in Danimarca, nel 16% in Inghilterra e fino al 52% in Italia, anche se il record questa volta spetta alla Spagna con l'82%.

Parto naturale dopo un cesareo, come decidere

Pagina pubblicata il 16 dicembre 2008

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