Il corpo testo e il corpo imbroglio


ANORESSIA, LO SPECCHIO E LA MACCHIA DELL'ADOLESCENZA del Dr. Alex Pagliardini. Il corpo testo e il corpo imbroglio

L'Altro fa del nostro organismo o corpo biologico anche un corpo simbolico. Il discorso culturale, sociale, famigliare, che precede e prepara la nostra venuta al mondo, fosse anche solo nelle aspettative dei genitori, nel desiderio che hanno verso noi, "innerva" il nostro corpo di senso; ogni sua parte sarà sovraccaricata di storia, di esperienza.

I seni non sono certo un organo, a volte si amano, a volte spaventano, a volte sembrano avere vita propria – i seni nascono come dice Nancy, oppure come scrive Philip Roth ci si può svegliare una mattina e ritrovarsi ad essere un seno.

Dunque il discorso in cui siamo presi inietta senso, storia, simboli nel corpo, e fa del corpo una "storia ambulante", un testo, una lettera che può essere spedita, o come accade sempre più spesso, nascosta, custodita, bruciata. Ecco ancora che il corpo ci è dato dall'Altro, è nell'Altro, e abbiamo a che fare con lui, non siamo lui.

Noi possiamo cercare di raccontare la storia scritta nel nostro corpo, ma non siamo, nel senso che non coincidiamo, con questa. Infine abbiamo il corpo reale, o meglio il corpo pulsionale, sessuale. Diciamo pure cha a questo punto il corpo si fa "luogo di quel che non và".

Introduco questa delicata questione considerato che siete proprio adolescenti, allora non sarò tenero e dirò che la sessualità, la pulsione, è quel che non và, quel che si mette di traverso, sempre eccessiva, di troppo, nel suo esserci o non esserci.

Ossia il corpo si fa luogo di «un godimento impossibile da afferrare e di un godimento impossibile da ridurre». Possiamo incontrare la sua inafferrabilità, la sua distanza, la sua istantaneità, quando ci ritroviamo in balia del nostro corpo, suoi ostaggi, quando il corpo vuole fare una cosa a tutti i costi o non vuole fare una cosa a tutti i costi, e la fa, e non la fa. Insomma, il corpo in tutte le sue dimensioni è ciò che ci e più proprio ma come radicalmente Altro.

Ora a questo punto si pone la questione per ciascuno di saperlo vestire, di saperlo trattare, di farne il proprio abito, il proprio stile.

Questa dimensione dell'alterità del corpo, dell'in-coincidenza del corpo, mi sembra indichino bene, come ho in parte detto, che la via del narcisismo, la via dell'idealizzazione, del culto della propria bellezza, della strenua difesa della propria integrità, completezza, coincidenza, siano vie del rifiuto della dimensione scabrosa del nostro corpo. La psicoanalisi insegna una cosa fondamentale.

Il rifiuto di ciò che è scabroso provoca un ritorno dello stesso sotto forme di imposizione, di sintomo, angoscia ecc....l'incontro può invece trasformate questo punto nero, questa macchia in un evento, nella propria opera – può!

La psicoanalisi insegna che noi siamo lo scabroso, lo spazio vuoto tra tutto quel che ci siamo chiamati ad essere. La bellezza è allora la passione etica di vestire la propria ferite, lo scarto che siamo, e non certo l'adesione a uno stereotipo che nel propinare la negazione dello scarto di fatto elimina la nostra particolarità, ciò che siamo, ammesso che siamo.

La bellezza si caratterizza come un luccichio che scorre contornando il nostro desiderio e non un ideale stereotipato al quale aderire adesivamente

Il corpo di Narciso
Il corpo testo e il corpo imbroglio
Scelta-responsabilità-separazione parte I
Scelta-responsabilità-separazione parte II
Scelta-responsabilità-separazione parte III

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Pagina aggiornata il 10 giugno 2009

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