Spirale contraccettiva (IUD): rischio di infezioni minimo, inutili gli esami preliminari


La paura di provocare una malattia pelvica infiammatoria (Pelvic Infiammatory Disease, PID) è una delle cause primarie che ritarda o addirittura provoca il rinvio dell'uso della spirale come metodo contraccettivo, anche se la spirale si è dimostrata uno dei metodi più effettivi per il controllo delle nascite.

Spirale, sintesi dello studio e prospettive

Spirale, punti principali dello studio

Spirale, implicazioni cliniche

Spirale e infezioni

In ogni modo gli autori di questo studio spiegano che il rischio di avere una PID dopo il posizionamento di un IUD causato da una infezione asintomatica di Neisseria Gonorrea o da Clamidia trachomatis è inferiore al 5% dopo due settimane dall'impianto.

L'American College of Obstetrician and Gynecologist raccomanda di non eseguire uno screening di routine per la Gonorrea e la Clamidia T. prima di introdurre uno IUD.

Solo quando i clinici ritengono che sia indicato fare lo screening si deve fare, ma questo può essere eseguito nello stesso giorno dell'introduzione dello IUD, anche se questo approccio è stato controllato in pochi studi con un numero basso di pazienti.

Spirale, sintesi dello studio e prospettive

Le donne che decidono di farsi inserire uno IUD hanno un basso rischio di sviluppare una PID, sia che abbiano fatto o no uno screening per la Clamidia e la Gonorrea prima dell'inserzione dello IUD, d'accordo con i risultati di uno studio, recentemente pubblicato, su circa 60.000 donne.

Lo studio è stato pubblicato nel numero di Dicembre della rivista di Ostetricia e Ginecologia.

Carolyn Sufrined i suoi colleghi del dipartimento di Ostetricia e Ginecologia ed delle Scienze Riproduttive presso l'Università della California a San Francisco, dice che i loro risultati dovrebbero tranquillizzare i medici sul fatto che l'uso dello IUD non è associabile ad una patologia PID.

Fanno notare come l'uso dello IUD è tra i più efficaci e più tollerati metodi per la contraccezione femminile. Nonostante ciò, scrivono, l'uso dello IUD negli Stati Uniti rimane limitato soprattutto a causa del diffuso malinteso che lo IUD possa causare una PID.

A causa di questo malinteso  molte strutture sanitarie richiedono ai pazienti che volessero fare uso di uno IUD di sottoporsi a test per la N.Gonorrea e la T. Clamidia prima dell'utilizzo dello IUD.

L'attuazione di questa politica rende molto spesso necessaria una visita specialistica.

Per verificare più attentamente i risultati dello studio sulla possibile associazione fra IUD e PID il dottor Sufrine  e colleghi hanno condotto uno studio retrospettivo su 57.728 donne che hanno usato e ricevuto uno IUD nella"Kaiser Permanent Northern California Clinic" tra Gennaio 2005 e Agosto 2009.

Hanno comparato i dati e l'incidenza della PID sia fra le donne  che hanno fatto lo screening per la T.Clamidia e la N. Gonorrea prima e dopo l'inserzione dello IUD, dividendo le donne in 4 gruppi :

  1. quelle che hanno fatto lo screening lo stesso giorno dell'inserimento;
  2. quelle che lo hanno fatto   tra il 1 giorno e 8 settimane prima dell'inserimento;
  3. quelle che sono state controllate tra 8 settimane ed un anno prima dell'inserimento;
  4. quelle che non sono state controllate entro un anno prima dell'inserimento.

Lo studio riporta che il 47% delle donne non sono state controllate entro un anno prima dell'inserimento dello IUD. Circa un quinto (il 19%) sono state controllate invece lo stesso giorno .

Complessivamente il rischio di avere una PID tra le donne controllate è stato dello 0.54% (95% CONFIDENCE INTERVAL [CI] 0.48% - O.60% ).

Il rischio è stato più alto fra le donne con controllo effettuato tra 1 giorno e 8 settimane prima dell'inserimento (0.99; - 95% CI ; 0.82% - 1.20% ) ma le differenze erano statisticamente non significative.

Oltretutto, il rischio che l'inserzione potesse essere associata ad una PID  non ha presentato differenze al di là del fatto che si tratti di donne che non abbiano effettuato lo screening, o donne controllate, al di là di quando il controllo sia avvenuto (differenza rischio dello 0.0034 % ; - 95% CI ; - 0.0045 fino allo 0.0022), o del fatto che siano state esaminate nello stesso giorno, o nel  caso di screening durante una visita specialistica prima dell'inserimento dello IUD ( la differenza di rischio  è stata di 0.0031;  95% CI; tra 0.0049 e 0.0008).

Questi dati non mutano e rimangono equivalenti anche dopo essere stati riconsiderati in base all'età, alla razza e dopo averli verificati per le donne sotto i 26 anni e quelle maggiori di26 anni.

Gli autori concludono che la ricerca  ha potenzialmente dimostrato l'efficacia dell'uso dello IUD come contraccettivo altamente efficace, a lungo termine e non permanente.

Spirale, punti principali dello studio

Tutte le donne tra i 14 ed i 49 anni che hanno ricevuto un IUD nel Kaiser Permanente Northern California, attraverso il sistema pubblico, sono state prese in carico per lo studio. Tutte le pazienti hanno avuto uno IUD , sia con Levonorgesterolo o con dispositiva Copper-T tra il 2005 ed il 2009

Le pazienti che hanno fatto il test per la N.gonorrea o per la Clamidia T nell'anno precedente l'inserzione dello IUD sono state classificate come "gruppo di screening". I ricercatori hanno diviso il "gruppo di screening" in relazione al tempo in cui hanno effettuato il test per le malattie sessualmente  trasmesse (STDs)

Le donne che non hanno fatto il STD test sono state considerate non facenti parte del "gruppo screening".

Il più importante risultato emerso dallo studio è stata la diagnosi di PID entro i 90 giorni dall'inserimento dello IUD.

La diagnosi non si è basata su di uno specifici gruppo di criteri , ma dai dati sull'uso di antibiotici per il trattamento della PID.

I ricercatori hanno esaminato la relazione tra i dati dello screening per la STD ed i rischi  per la PID.

I dati sono stati adattati in accordo  alla età ed alla razza delle pazienti.

Il gruppo di studio  includeva 57.728 donne. L'età media delle donne che hanno fatto lo screening era di 29 anni, mentre nel gruppo NO-screen l'età media era di 36 anni.

Il gruppo di studio era razzialmente ed etnicamente differenziato.

Nel complesso il rischio di avere una PID entro 90 giorni dall'inserimento dello IUD è stato dello 0.54%.

Il tasso di PID in tutto il gruppo delle NO Screen è stato di 0.75% e 0.36%.

La differenza fra questi dati non era statisticamente significativo.

Tra le 30.336 donne nel gruppo screen e quelle dello screen nello stesso giorno dell'inserimento dello IUD,

il rischio PID è stato equivalente a quello del gruppo dello screening effettuato prima dell'inserimento.

I risultati più importanti sono stati simili  anche nei sub gruppi determinati in base all'età.

Spirale, implicazioni cliniche

L'American College of Obstetrician and Gynecologist si sono pronunciati contro lo screening di routine per la N. gonorrea e la Clamidia T prima dell'inserimento dello IUD.

Quando sulla base di una valutazione clinica si ritiene che lo screening sia indicato andrebbe eseguito lo stesso giorno in cui si inserisce lo IUD.

Nello studio effettuato da Sufrin e dai suoi colleghi, l'insorgenza di una PID dopo inserimento di IUD è stato raro e lo screening per la N. Gonorrea e la Clamidia T, fatto prima dell'inserzione, non è stato in grado di modificare il rischio PID.

Lo screening per la STD, eseguito nello stesso giorno dell'inserimento dello IUD, ha avuto dati equivalenti a quello del rischio PID  fatto in maniera anticipata all'inserimento.

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PER APPROFONDIRE:

Marzo 2003

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